
Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha firmato i decreti ministeriali che fissano le date per il passaggio alla tv digitale nel 2012 tra cui la Puglia .In attuazione del calendario nazionale, che prevede la conclusione dello Switch-off in tutta Italia entro i primi sei mesi del prossimo anno. Per la regione Puglia è stata prevista la seguente tempistica: la provincia di Foggia passerà al digitale dal 7 maggio al 23 maggio, il resto della Puglia dal 24 maggio al 8 giugno. Per gestire al meglio le fasi di Switch-off il Corecom Puglia attuerà una serie di iniziative, che saranno illustrate nelle prossime settimane, per facilitare il passaggio al digitale che coinvolgeranno tutti i soggetti protagonisti di questa svolta. Sul sito del Corecom, nei presidi dislocati sul territorio e nelle sedi dei Comuni e uffici pubblici coinvolti si potranno trovare i consiglio e i suggerimenti che il Corecom Puglia diffonderà in formato elettronico per consentire che l’informazione possa raggiungere tutti i cittadini.
Che cos’è il digitale terrestre
Il digitale terrestre, DDT (Digital Terrestrial Television), è un sistema per la diffusione del segnale televisivo che adotta la tecnica digitale e non più quella analogica, utilizzata negli ultimi cinquant’anni. Questo sistema permette di ricevere il segnale digitale attraverso la normale antenna televisiva.
La televisione digitale satellitare è una tecnologia differente: l’emittente invia i dati video ad un satellite il quale ritrasmette il segnale ad un’area geografica. Per ricevere questo tipo di segnale, differentemente da ciò che accade con il DDT, l’utente deve dotarsi di una specifica antenna parabolica che invia il segnale del satellite al decoder collegato al proprio apparecchio televisivo.
Ancora diversa è l’Internet Protocol Television (IPTV), una tecnologia che sfrutta la banda larga di internet per consentire di ricevere contenuti multimediali direttamente sulla televisione di casa, attraverso un apposito decoder, o sul proprio computer.
La transizione da analogico a digitale
Il Decreto del 10 settembre 2008 del Governo italiano definiva il calendario per il passaggio al digitale terrestre, voluto dalla Comunità Europea. Tale calendario prevedeva la conclusione del cosiddetto switch off – lo spegnimento del segnale analogico – entro il secondo semestre del 2010 (il processo è iniziato in Sardegna il 15 ottobre del 2008).
Precedentemente il termine ultimo per lo switch off era stato fissato al 31 dicembre 2006, ma il Consiglio dei Ministri, nel dicembre del 2005, rinviò la cessazione del servizio analogico alla fine del 2008. Infine, durante la Conferenza Nazionale sul Digitale Terrestre di Napoli nel luglio del 2006, l’allora Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, indicò come data realistica per lo spegnimento del segnale analogico, il 2012 (data ultima imposta dall’Unione europea).
Ma è stata poi la legge del 29 novembre 2007 n. 222 a stabilire in maniera definitiva il 31 dicembre 2012 come data per il passaggio definitivo alla tecnologia digitale. Questa stessa legge stabiliva anche che, a partire da giugno 2009, ogni apparecchio televisivo venduto dovrà avere incorporato un sintonizzatore digitale per la ricezione di servizi e canali della televisione digitale terrestre.
Il territorio italiano è stato suddiviso in sedici aree tecniche (o macroregioni) che vedranno la transizione verso il digitale in maniera graduale entro il secondo semestre, appunto, del 2012.
Il processo di conversione in digitale è stato disciplinato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni con la delibera 435/01/CONS con cui vengono stabilite alcune modalità per il rilascio delle licenze di operatore di rete ed i relativi obblighi
Televisione analogica e digitale terrestre
Se si vuole confrontare le due tecnologie non si può non tenere presente i vantaggi che la tecnologia digitale sta apportando in tutti i campi. Ovunque, infatti, i segnali analogici sono soggetti a disturbi, mentre quelli digitali risultano immuni ai disturbi di lieve entità. Importante è, però, ricordare che anche se il segnale analogico è fortemente disturbato risulta comunque comprensibile all?osservatore, mentre il segnale digitale nelle stesse condizioni diventa praticamente indecifrabile. Gli indubbi vantaggi apportati dalla tecnologia digitale sono sicuramente il maggior numero di canali a disposizione, la migliore qualità audio/video, l?interattività con i programmi trasmessi attraverso l?utilizzo del telecomando. Ma allo stesso tempo il segnale digitale ha alcuni difetti: come precedentemente già illustrato, in presenza di forti disturbi o di segnale debole, non è possibile visualizzare le trasmissioni televisive. Di conseguenza si ha una minore copertura del territorio.
Il digitale terrestre per gli utenti
Il segnale digitale terrestre è trasmesso come l’attuale sistema analogico e arriva nelle case degli utenti tramite la comune antenna televisiva. Per poter vedere, però, i programmi digitali è necessario un decoder (uno per ogni televisore). Il decoder è un apparecchio che, appunto, consente di ricevere il segnale digitale. Ne esistono sostanzialmente di due tipi: quello non interattivo, detto zapper con cui si ricevono i consueti programmi televisivi e quello interattivo che permette non solo di ricevere i programmi ma anche di utilizzare i nuovi servizi del digitale terrestre.
Con il passaggio al digitale, quindi, è possibile continuare ad utilizzare la propria antenna (a patto che non sia eccessivamente datata). Allo stesso modo non è necessario cambiare apparecchio televisivo: basta collegarvi il decoder. I nuovi televisori hanno, per legge, integrato il sistema di sintonizzazione per la ricezione dei canali digitali.
Per l’acquisto di un decoder vi erano delle agevolazioni fiscali ma l’erogazione di tali contributi è però terminata il 31 dicembre 2010.
Attraverso il digitale terrestre l’utente può avere accesso a servizi di pubblica utilità. Per accedere a tali servizi basta richiamarli mentre si sta un normale programma televisivo (esattamente come accade con il Televideo), attraverso il telecomando. Il vantaggio apportato dal digitale è che questi servizi saranno usufruibili contemporaneamente ai normali programmi televisivi attraverso una suddivisione dello schermo in zone. A fornire questo genere di servizi saranno, per esempio, le pubbliche amministrazioni che renderanno disponibili sul digitale terrestre informazioni rintracciabili al momento solo tramite sito internet o telefono.
I decoder
Il passaggio al digitale richiede per tutti lì’utilizzo di un decoder . Esso può essere incorporato nei televisori di nuova generazione o deve essere acquistato da un rivenditore autorizzato per quelli di vecchia generazione . Sul mercato i decoder sono classificati attraverso i bollini . I bollini vengono rilasciati agli apparecchi delle aziende che hanno firmato un accordo con Dgtvi che prevede una serie di test di qualità in laboratorio. Qui di seguito diamo indicazioni su come orientarsi.
Il bollino grigio. Si trova sui decoder base: quelli che consentono di vedere tutti i programmi gratuiti. Sia quelli della vecchia televisione analogica sia quelli nati dopo l'avvento del digitale. Sono dotati della guida elettronica dei programmi, ordinamento automatico dei canali e aggiornamento del software. La soluzione ideale per chi vuole spendere poco e non ha l'esigenza di abbonarsi alle partite di calcio o al cinema.
Il bollino bianco. Si trova solo sui televisori con decoder integrato. Il bollino bianco certifica un televisore in grado di mostrare sia i canali gratuiti sia i canali a pagamento.
Il bollino blu. Si trova sia sui decoder che sui televisori con set-top-box integrato. Indicano al consumatore che quell'apparecchio è in grado di ricevere sia i programmi gratuiti, sia quelli a pagamento , sia i servizi interattivi. Si tratta di servizi in realtà ancora poco sviluppati: votare ai sondaggi, partecipare ai quiz, o la possibilità (a lungo termine) di comunicare con le amministrazioni o le banche. I decoder con bollino blu sono quindi dotati di un modem che, connesso alla linea telefonica, consente all'utente di “dialogare” con il televisore.
Il bollino silver. È il primo bollino pensato per l'Hd, l'alta definizione del digitale terrestre. Trasmette i canali in chiaro e i canali a pagamento .
Il bollino gold. Come suggerisce il colore oro, attualmente questo bollino identifica la fascia più alta dei decoder o dei televisori con decoder integrato. Oltre a mostrare i canali in chiaro e quelli a pagamento, supporta sia l'alta definizione che i servizi interattivi di nuova generazione, grazie al modem integrato.
Altri decoder
Naturalmente, sul mercato esistono tanti altri decoder senza alcun bollino, spesso un po' più economici anche se – talvolta – meno affidabili. Questo vale soprattutto per quelli di fascia medio-bassa, cioè l'equivalente dei bollino grigio e bianco. Ci sono però altri decoder di fascia alta non dotati di bollino. È il caso degli apparecchi dotati di doppio ricevitore digitale terrestre e satellitare, l'ideale per chi vuole usufruire delle due piattaforme senza però riempire il salotto di set-top-box.
Agevolazioni per l’acquisto di un decoder.
Per i cittadini meno abbienti e per gli anziani il Ministero dello Sviluppo Economico ha previsto delle agevolazioni sull’acquisto del decoder. Hanno diritto all'agevolazione gli abbonati della Puglia alla Tv di età pari o superiore a 65 anni e che abbiano dichiarato nel 2011 (redditi 2010) un reddito pari o inferiore a euro 10.000. Per usufruire dell'agevolazione basterà recarsi in un negozio che ha aderito all'iniziativa ed essere pronti a fornire gli estremi del proprio abbonamento TV per l'anno in corso, di un documento di riconoscimento e del proprio codice fiscale. Il negoziante applicherà immediatamente uno sconto di 50 Euro sul prezzo di vendita su un qualunque modello di decoder accreditato dal Ministero.
La numerazione dei canali
Il piano di numerazione dei canali tiene conto delle abitudini e delle preferenze generali degli utenti con un particolare riferimento ai canali generalisti nazionali. La numerazione, sempre aperta, è suddivisa in diversi archi di numerazione: si tratta di blocchi di numerazione consecutiva basati su cento numeri (es. il primo arco va dai numeri 1 a 99, il secondo arco dai numeri 101- 199). Le posizioni di avvio di ciascun arco (il numero 100, 200…) sono riservate a servizi di sistema, come la guida ai programmi.
Nel primo arco di numerazione il piano prevede spazi per la numerizzazione delle programmazioni delle emittenti locali di qualità e di quelle legate al territorio (10 -19 e 71-99). Le emittenti in questo arco non potranno mai irradiare programmi, di nessun genere, rivolti ad un pubblico adulto.
La numerazione dei canali a diffusione nazionale (ai quali è affidata la numerazione da 1 a 9) avviene in base alla ripartizione della programmazione nei seguenti generi: semigeneralista, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica e televendite. Per ciascun genere di programmazione sono previsti una serie di numeri a disposizione di nuovi soggetti entranti in modo da garantire il più ampio pluralismo.
Ai canali digitali terrestri a diffusione nazionale che trasmettono in chiaro è affidata una numerazione dal 21 al 70 del primo arco. Anche questa numerazione è effettuata in base ai differenti generi.
Per i canali a pagamento è invece prevista una numerazione differente e specifica a partire dal quarto arco di numerazione. Le numerazioni di questi canali sono suddivise sulla base dell’offerta/pacchetto: l’assegnazione di un blocco di numeri è effettuata in seguito alla richiesta di ciascun soggetto. Per quanto riguarda l’offerta a pagamento per un solo pubblico adulto, questa dovrà prevedere sistemi di controllo specifici e selettivi a tutela dei minori.
E’ prevista anche la numerazione di altri servizi:
I soggetti assegnatari delle numerazioni sono responsabili del corretto utilizzo: sono tenuti a garantire la conformità dei servizi offerti con le norme pertinenti le numerazioni (Delibera 366/10/CONS).
Il digitale terrestre per le emittenti
Si possono suddividere cinque aree per inquadrare le norme a cui le emittenti che trasmettono in digitale devono attenersi: obblighi di programmazione, pubblicità, tutela dei minori, garanzie all’utenza, rispetto del pluralismo.
Il digitale terrestre e le radio
Con la delibera 664/09/CONS, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) consente lo sviluppo della radiodiffusione in tecnica digitale. Le trasmissioni radio in digitale, però, contrariamente a quanto avvenuto per la televisione, non sostituiranno le trasmissioni in FM ma le affiancheranno per consentire all’utente una maggiore possibilità di scelta.
Lo sviluppo della radio digitale consente alle radio che trasmettono in FM una maggiore diffusione sul territorio e una migliore copertura. Inoltre, con l’adozione della tecnologia in digitale, la conseguenza naturale è un miglioramento del suono e l’associazione dei dati trasmessi sul video.
Il regolamento opera una distinzione fra operatori di rete e fornitori di contenuti. L’operatore di rete è, si legge nel regolamento, «il soggetto titolare del diritto di installazione, esercizio e fornitura di una rete di comunicazioni elettroniche su frequenze terrestri in tecnica digitale e di impianti di messa in onda e dei relativi sistemi di collegamento e contribuzione, multiplazione, distribuzione e diffusione terrestre in tecnica digitale e delle risorse frequenziali che consentono la trasmissione di programmi radiofonici numerici, di programmi dati e servizi agli utenti». Per fornitore di contenuti, invece, si intende «il soggetto pubblico o privato che ha la responsabilità editoriale nella predisposizione dei programmi radiofonici numerici e dei relativi programmi-dati destinati alla diffusione anche ad accesso condizionato su frequenze terrestri in tecnica digitale, attraverso l’operatore di rete, e che è legittimato a svolgere le attività commerciali ed editoriali connesse alla diffusione audio e dei relativi dati».
L’operatore di rete hanno l’obbligo di realizzare, entro due anni dall’assegnazione della frequenza, la copertura di almeno il 40% della popolazione dell’area interessata (nazionale o locale) e deve garantire parità di trattamento a tutti i fornitori di contenuti.
I fornitori di contenuti sono tenuti a diffondere lo stesso palinsesto, gli stessi programmi e gli stessi servizi su tutto il territorio nazionale (i fornitori di contenuti in ambito locale fino a una copertura massima di 15 milioni di abitanti).
È l’Autorità ad assegnare le singole frequenze. I blocchi sono così suddivisi: uno alla Rai, due agli operatori di rete nazionali – in modo da raggiungere la maggiore percentuale di popolazione, 11 per gli operatori privati.
L’Autorità consente anche l’impiego di frequenze terrestri anche ad emittenti satellitari ma solo per coprire zone dove la ricezione del segnale del satellite è scarsa o inesistente.