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» 18/10/1995 - Direttiva 95/51/CE della commissione - che modifica la direttiva 90/388/CEE in relazione all'eliminazione delle restrizioni riguardanti l'uso di reti televisive via cavo per la fornitura di servizi di telecomunicazioni gią liberalizzati

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 90, paragrafo 3,

considerando quanto segue

(1) Ai sensi della direttiva 90/388/CEE della Commissione, del 28 giugno 1990, relativa alla concorrenza nei mercati dei servizi di telecomunicazioni, modificata dalla direttiva 94/46/CE, taluni servizi di telecomunicazione sono stati aperti alla concorrenza e gli Stati membri sono stati invitati a prendere le misure necessarie per garantire che i gestori interessati siano autorizzati a prestare tali servizi; in ordine alla telefonia vocale destinata al grande pubblico, la direttiva consente agli Stati membri di mantenere in essere i diritti esclusivi o speciali; la risoluzione del Consiglio, del 22 luglio 1993, riconosce che detta deroga può essere eliminata a partire dal 1º gennaio 1998 con un periodo di transizione per alcuni Stati membri.

Nel corso delle consultazioni pubbliche organizzate dalla Commissione nel 1992 sulla situazione esistente nel settore dei servizi di telecomunicazioni, l'efficacia delle misure di liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, in particolare la liberalizzazione della trasmissione dati, dei servizi a valore aggiunto e della fornitura del servizio voce/dati alle imprese e ai gruppi chiusi di utenti, è stata messa in discussione da molti prestatori di servizi e utenti dei servizi stessi.

(2) Le restrizioni di natura normativa che impediscono l'uso di infrastrutture alternative per la fornitura di servizi liberalizzati, in particolare le restrizioni riguardanti l'uso di reti televisive via cavo, sono la principale causa di una situazione caratterizzata sempre da gravi ostacoli. I potenziali prestatori di servizi devono dipendere attualmente dalla capacità di trasmissione delle linee affittare messa a disposizione dagli organismi di telecomunicazioni che sono spesso concorrenti nel comparto dei servizi liberalizzati. Per risolvere tale problema, nella sua risoluzione del 20 aprile 1993 il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di adottare al più presto le misure necessarie per sfruttare appieno il potenziale offerto dall'infrastruttura esistente di reti cablate per i servizi di telecomunicazioni e di eliminare immediatamente le restrizioni vigenti negli Stati membri in materia di uso delle reti cablate per servizi non riservati .

(3) Sulla base di detta risoluzione la Commissione ha completato due studi sull'uso delle reti televisive via cavo e delle infrastrutture alternative per la prestazione dei servizi di telecomunicazioni già aperti alla concorrenza in base al diritto comunitario: «The Effects of Liberalisation of Satellite Infrastructure on the Corporate and Closed User Group Market, Analysis», 1994 e «L'impact de l'autorisation de la fourniture de services de télécommunications libéralisés par les câblo-opérateurs» a cura di IDATE, 1994. I risultati fondamentali di tali studi sottolineano, tra l'altro, il ruolo potenziale delle reti televisive via cavo al fine di ovviare al ritmo più lento di innovazione e al ritardo registrato dai servizi liberalizzati all'interno dell'Unione europea. La liberalizzazione di tali reti contribuisce al superamento dei problemi riguardanti il livello elevato dei prezzi e la mancanza di capacità adeguate derivanti per gran parte dalla natura esclusiva che caratterizza attualmente la fornitura di infrastrutture nella maggior parte degli Stati membri. Le reti gestite dai cablodistributori autorizzati offrono infatti la possibilità di prestare un numero sempre maggiore di servizi, oltre alle emissioni televisive, qualora vengano effettuati ulteriori investimenti. L'esempio del mercato statunitense è significativo per la comparsa di nuovi servizi basati sull'abbinamento immagini/telecomunicazioni al momento dell'eliminazione di determinati ostacoli di natura normativa.

(4) Alcuni Stati membri hanno pertanto abolito le restrizioni esistenti sulla fornitura di alcuni servizi dati e/o servizi non riservati di telefonia su reti televisive via cavo. Uno Stato membro autorizza la telefonia vocale. Tuttavia altri Stati membri hanno mantenuto severe restrizioni sulla prestazione di servizi diversi dalla diffusione di emissioni televisive su tali reti.

(5) Le attuali restrizioni imposte dagli Stati membri in materia di uso delle reti televisive via cavo per la prestazione di servizi diversi dalla diffusione di emissioni televisive intendono impedire la fornitura di servizi pubblici di telefonia vocale attraverso reti diverse dalla rete telefonica pubblica commutata onde proteggere la principale fonte di reddito degli organismi di telecomunicazioni.

Diritti esclusivi di fornitura dei servizi pubblici di telefonia vocale sono stati concessi alla maggior parte degli organismi di telecomunicazioni della Comunità al fine di garantire loro le risorse necessarie per la fornitura e la gestione di una rete universale, ossia di una rete che abbia una copertura geografica completa e venga messa a disposizione di qualsiasi fornitore di servizi o utente, su sua richiesta, entro un termine di tempo ragionevole.

(6) Poiché dette restrizioni all'uso delle reti televisive via cavo sono basate su disposizioni adottate a livello di Stato e intendono, in ogni mercato nazionale nel quale esistono, favorire gli organismi di telecomunicazioni detenuti dagli Stati membri o ai quali sono stati riconosciuti diritti speciali o esclusivi, le restrizioni in questione devono essere valutate a norma dell'articolo 90, paragrafo 1 del trattato CE. Ai sensi di detto articolo gli Stati membri non emanano né mantengono, nei confronti di tali imprese, alcuna misura contraria agli scopi delle norme del trattato, in particolare alle regole di concorrenza. Esiste inoltre un divieto relativo al mantenimento, nei confronti degli organismi di telecomunicazioni, di misure atte a limitare la libera prestazione di servizi all'interno dell'Unione o a comportare abusi di posizione dominante a scapito degli utenti di un determinato servizio.

(7) La concessione di diritti esclusivi agli organismi di telecomunicazioni per la fornitura di capacità di trasmissione destinate alla prestazione di servizi di telecomunicazioni al pubblico e le relative restrizioni di natura normativa sull'impiego delle reti televisive via cavo per scopi diversi dalla diffusione di programmi radiotelevisivi, in particolare per nuovi servizi quali la televisione interattiva e il «video on demand» nonché per i servizi multimediali nella Comunità che non possono essere forniti altrimenti, limitano necessariamente la libertà di prestazione di tali servizi verso o da altri Stati membri. Tali restrizioni di natura normativa non possono essere giustificate da motivi di interesse generale o da esigenze fondamentali in quanto queste ultime, in particolare l'esigenza fondamentale di interoperatività delle reti nel caso di interconnessione tra reti televisive via cavo e reti di telecomunicazioni, possono essere garantite da misure meno restrittive ossia sulla base di dichiarazioni o di licenze obiettive, non discriminatorie e trasparenti.

(8) Le misure che concedono diritti esclusivi agli organismi di telecomunicazioni per la fornitura di capacità di trasmissione e le relative restrizioni di carattere normativo sull'impiego dell'infrastruttura televisiva via cavo per la prestazione di altri servizi di telecomunicazioni già aperti alla concorrenza rappresentano pertanto un'infrazione all'articolo 90 in combinato disposto con l'articolo 59 del trattato. Il fatto che le restrizioni vengano applicate indistintamente a tutte le imprese diverse dagli organismi competenti in materia di telecomunicazioni non è sufficiente per escludere il trattamento preferenziale accordato a questi ultimi dal campo di applicazione dell'articolo 59 del trattato. Infatti non è necessario che tutte le imprese di uno Stato membro siano favorite rispetto alle imprese estere. È sufficiente che il trattamento preferenziale vada a vantaggio di alcuni gestori nazionali.

(9) L'articolo 86 del trattato vieta, in quanto incompatibile con il mercato comune, lo sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una posizione dominante sul mercato comune o di una parte sostanziate di questo.

(10) In ogni mercato nazionale interessato gli organismi di telecomunicazioni beneficiano di una posizione dominante per la fornitura di capacità di trasmissione per servizi di telecomunicazioni in quanto sono gli unici a disporre di reti di telecomunicazioni pubbliche in grado di coprire l'intero territorio della Stato interessato. Un altro fattore tipico di questa posizione dominante riguarda le caratteristiche specifiche del mercato e in particolare la sua alta intensità di capitale. Tenendo conto dell'entità degli investimenti richiesti per il raddoppio di una rete, esiste una forte propensione ad impiegare la rete esistente. Ciò contribuisce a rafforzare la posizione dominante degli organismi di telecomunicazioni in questione in materia di strutture e rappresenta un ostacolo potenziale all'accesso. In terzo luogo, sulla base delle rispettive quote di mercato, gli organismi di telecomunicazioni beneficiano anche di informazioni particolareggiate sui flussi delle telecomunicazioni che non sono a disposizione di eventuali nuovi gestori. Si tratta di informazioni sui modelli comportamentali degli abbonati, necessari per puntare su gruppi specifici di utenti, nonché sulla elasticità della domanda in funzione del prezzo in ogni segmento di mercato e in ogni regione del paese. Infine, anche il fatto che gli organismi di telecomunicazioni in questione beneficino di diritti esclusivi per la fornitura delta telefonia vocale contribuisce al mantenimento della loro posizione dominante sul mercato, limitrofo ma distinto, delle capacità di telecomunicazioni.

(11) La mera creazione di una posizione dominante all'interno di un determinato mercato sulla base della concessione di un diritto esclusivo non è in quanto tale, incompatibile con l'articolo 86. Uno Stato membro non è comunque autorizzato a mantenere un monopolio legale nel quale l'impresa interessata sia costretta a indotta allo sfruttamento abusivo della propria posizione dominante in modo da pregiudicare il commercio tra Stati membri.

(12) Il divieto relativo all'impiego di altre infrastrutture e in particolare delle reti televisive via cavo per la prestazione di servizi di telecomunicazioni ha spinto gli organismi di telecomunicazioni ad applicare prezzi elevati rispetto ai prezzi praticati in altri paesi sebbene l'innovazione delle reti europee per l'utenza affari e la fornitura di servizi concorrenziali nonché la realizzazione delle applicazioni proposte nella «Relazione sull'Europa e sulla società dell'informazione globale» siano strettamente dipendenti dalla disponibilità di infrastrutture, in particolare di circuiti dedicati, a costi in continua diminuzione. Nell'Unione europea le tariffe relative a tale infrastruttura ad alta capacità sono in media superiori di dieci volte rispetto ad una capacità equivalente per una distanza equivalente nel Nord America. In mancanza di una giustificazione, per esempio la presenza di costi più elevati, queste tariffe devono essere considerate pratiche abusive ai sensi dell'articolo 86, paragrafo a).

I prezzi elevati praticati nell'Unione europea sono la diretta conseguenza delle restrizioni imposte dagli Stati membri nei confronti dell'impiego di infrastrutture diverse da quelle degli organismi di telecomunicazioni, ed in particolare di quelle dei cablodistributori, per la prestazione dei servizi di telecomunicazioni. Tali prezzi elevati non possono essere giustificati soltanto dai costi di base, in considerazione delle differenze sostanziali esistenti nelle tariffe dei vari Stati membri in cui dovrebbero presumibilmente esservi strutture analoghe di costo.

(13) Inoltre le misure adottate a livello di Stato per impedire ai cablodistributori di offrire capacità di trasmissione in concorrenza con gli organismi di telecomunicazioni per la prestazione di servizi liberalizzati limitano la fornitura globale di capacità nel mercato ed eliminano ogni incentivo per gli organismi di telecomunicazioni ad aumentare rapidamente la capacità delle proprie reti, a ridurre i costi medi e ad abbassare le tariffe. Di conseguenza; le tariffe elevate applicate dagli organismi di telecomunicazioni e la mancata disponibilità di infrastrutture di base fomite da detti organismi per l'offerta eventuale di servizi liberalizzati da parte di terzi hanno ritardato lo sviluppo generalizzato di reti ad alta velocità per l'utenza affari, l'accesso a distanza alle banche dati da parte dell'utenza affari e residenziale e l'offerta di servizi innovativi quali le operazioni bancarie a distanza, la teledidattica, il marketing informatizzato ecc. (Come indicato nella comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio del 25 ottobre 1994» Libro verde sulla liberalizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni e delle reti televisive via cavo: prima parte»). Le reti degli organismi di telecomunicazioni non sono attualmente in grado di far fronte a tutta la domanda potenziale di capacità di trasmissione per la prestazione di tali servizi di telecomunicazioni, come sottolineato dagli utenti e dai fornitori di detti servizi (Comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo sulle consultazioni concernenti la relazione sulla situazione esistente nel 1992 nei settori dei servizi di telecomunicazioni, del 28 aprile 1993, pag. 5, punto 2. I risultati emersi nel corso di tale esame hanno mostrato quindi che il semplice obbligo di fornire linee dedicate a richiesta non era sufficiente per evitare restrizioni all'accesso ai mercati dei servizi di telecomunicazioni e limitazioni alla libertà di scelta dell'utente). Le attuali restrizioni relative all'impiego delle reti televisive via cavo par la fornitura di detti servizi creano quindi una situazione in cui il semplice esercizio dei diritti esclusivi da parte degli organismi di telecomunicazioni per la fornitura di capacità di trasmissione per i servizi pubblici di telecomunicazioni limita, ai termini dell'articolo 86, lettera b) del trattato, la comparsa di nuove applicazioni come la televisione «pay per view», la televisione integrativa e il «video on demand» nonché i servizi multimediali nella Comunità basati sull'abbinamento audiovisivi/telecomunicazioni, in quanto spesso non possono essere adeguatamente forniti sulle reti degli organismi di telecomunicazioni.

D'altro canto, in considerazione delle restrizioni imposte al numero di servizi che essi possono offrire, i cablodistributori spesso rimandano l'esecuzione di investimenti nelle proprie reti, in particolare l'introduzione delle fibre ottiche che potrebbero risultare remunerative se ammortizzate su un più ampio numero di servizi prestati. Di conseguenza, le restrizioni relative all'impiego delle reti televisive via cavo per la fornitura di servizi diversi dalla radiodiffusione hanno anche l'effetto di ritardare lo sviluppo di nuovi servizi di telecomunicazioni e dei servizi multimediali, rallentando il progresso tecnico in questo comparto.

(14) Infine, come ricordato dalla Corte di giustizia della Comunità europea nella sua sentenza del 19 marzo 1991, causa C-202/88 Francia/Commissione (), sistema di concorrenza non alterata come quello prefigurato dal trattato può garantirsi solo se venga assicurata la parità delle opportunità tra i vari operatori economici. Affidare ad un'impresa che commercializza i servizi di telecomunicazioni il compito di fornire a tutte le imprese che offrono detti servizi di telecomunicazioni la materia prima indispensabile, ossia la capacità di trasmissione, equivale a conferire a tale impresa il potere di determinare a suo piacimento quale servizio possa essere offerto dai propri concorrenti, a quali costi e in quali periodi di tempo nonché di controllare la clientela e il traffico smaltito dai concorrenti, concedendole in tal modo un evidente vantaggio su detti concorrenti.

(15) I diritti esclusivi concessi agli organismi di telecomunicazioni per la fornitura di capacità di trasmissione per i servizi pubblici di telecomunicazioni e le relative restrizioni sull'impiego delle reti televisive via cavo per la prestazione di servizi risultano incompatibili con il combinato disposto dell'articolo 90, paragrafo 1 e dell'articolo 86 del trattato. L'articolo 90, paragrafo 2 del trattato permette di derogare all'applicazione dell'articolo 86 nei casi in cui detta applicazione costituisca un ostacolo all'adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione affidata agli organismi di telecomunicazioni. In base a tale disposizione, la Commissione ha esaminato l'impatto provocato dalla liberalizzazione sull'impiego delle reti via cavo per la prestazione di servizi multimediali e di telecomunicazioni.

Ai sensi della direttiva 90/388/CEE gli Stati membri possono, fino ad una data determinata, continuare a riservare la fornitura della telefonia vocale ai rispettivi organismi nazionali di telecomunicazioni onde garantire loro mezzi finanziari sufficienti per l'installazione di una rete telefonica universale. La telefonia vocale è definita all'articolo 1 della direttiva 90/388/CEE come la fornitura al pubblico del trasporto diretto e della commutazione della voce in tempo reale in partenza e a destinazione dei punti terminali dalla rete pubblica commutata, che consente ad ogni utente di utilizzare l'attrezzatura collegata al suo punto terminale di tale rete per comunicare con un altro punto terminale. Se una rete televisiva via cavo viene trasformata in una rete commutata che fornisce il servizio di telefonia vocale ad ogni abbonato, tale rete dovrebbe essere considerata come una rete pubblica commutata e i suoi punti terminali dovrebbero essere considerati punti terminali di una rete pubblica commutata. I servizi vocali offerti diverrebbero quindi un servizio di telefonia vocale, la cui fornitura sulle reti televisive via cavo potrebbe continuare ad essere vietata dagli Stati membri ai sensi dell'articolo 2 della direttiva 90/388/CEE.

È evidente che un simile divieto temporaneo di fornitura della telefonia vocale sulle reti televisive via cavo può essere giustificato per gli stessi motivi che valgono per le reti d telecomunicazioni. Se invece vengono forniti sulle reti televisive via cavo servizi di telefonia vocale commutati per gruppi chiusi di utenti oppure capacità di trasmissione trasparente su circuiti affittati, le reti in questione non costituiscono reti pubbliche commutate e gli Stati membri sono tenuti a non imporre restrizioni alla fornitura di tali servizi, anche quando essa implica l'uso di un punto di connessione con la rete pubblica telefonica commutata.

Oltre al caso della telefonia vocale, nessun'altra restrizione alla fornitura dei servizi liberalizzati risulta giustificata ai sensi dell'articolo 90, paragrafo 2, tenendo conto, in particolare, del contributo limitato al fatturato degli organismi di telecomunicazioni dato da tali servizi, forniti attualmente sulle proprie reti, ma che potrebbero essere dirottati sulle reti televisive via cavo. Si ricorda che i provvedimenti di liberalizzazione della telefonia vocale terranno conto dell'esigenza di finanziare un servizio universale, anche in un senso eventualmente più ampio di questo concetto (si veda a questo proposito il punto V.2 della comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo del 3 maggio 1995).

(16) Malgrado l'abolizione delle attuali restrizioni relative all'impiego delle reti televisive via cavo per quanto riguarda la fornitura di servizi, potrebbero essere previste le stesse procedure di autorizzazione o di dichiarazione disposte per la prestazione degli stessi servizi sulle reti pubbliche di telecomunicazioni.

(17) Inoltre, la diffusione di programmi audiovisivi destinati al pubblico in generale su queste reti e il contenuto di tali programmi continueranno ad essere soggetti a norme specifiche adottate dagli Stati membri in conformità del diritto comunitario e non saranno pertanto subordinati alle disposizioni della presente direttiva.

(18) Quando gli Stati membri concedono ad una sola impresa il diritto di installare reti televisive via cavo e reti di telecomunicazioni, l'impresa in questione viene a trovarsi in una situazione tale da non avere alcun incentivo ad attirare nuovi utenti sulla rete più adatta alla fornitura di un determinato servizio fintantoché essa dispone di capacità di riserva sull'altra rete. In tal caso essa ha anzi interesse a praticare prezzi maggiorati per l'impiego dell'infrastruttura cablata per la fornitura di servizi non riservati, al fine di aumentare il traffico sulla propria rete di telecomunicazioni. Per introdurre condizioni di concorrenza eque saranno spesso necessari provvedimenti particolari, che tengano conto delle condizioni specifiche dei mercati interessati. Visto che la situazione è diversa da uno Stato membro all'altro, le autorità nazionali sono in grado di valutare meglio quali siano le misure più appropriate e in particolare se sia indispensabile separare le suddette attività. Nel primo stadio della liberalizzazione, un accurato controllo delle sovvenzioni interne e della trasparenza contabile è essenziale. Per consentire di identificare i possibili comportamenti abusivi, gli Stati membri dovrebbero imporre almeno una netta separazione della contabilità finanziaria tra le due attività, benché sia preferibile una piena separazione strutturale.

(19) Per consentire il controllo di eventuali abusi dovuti a sovvenzioni interne attraverso la ripartizione dei costi tra le funzioni di trasmissione dei cablodistributori, che sono svolte sulla base di diritti esclusivi concessi per un determinato territorio, e la loro attività in veste di fornitori di capacità per i servizi di telecomunicazioni, gli Stati membri devono garantire la trasparenza per quanto riguarda l'impiego di risorse provenienti da una determinata attività che potrebbero essere impiegate per estendere la posizione dominante detenuta sull'altro mercato. Data la complessità della contabilità finanziaria dei gestori delle reti, è estremamente difficile determinare l'esistenza di sovvenzioni interne tra le attività riservate e i servizi prestati in condizioni di concorrenza. È quindi necessario chiedere ai cablodistributori di tenere contabilità finanziarie separate in grado, in particolare, di identificare separatamente costi e ricavi connessi con la prestazione dei servizi forniti sulla base di diritti esclusivi e di quelli forniti in condizioni di concorrenza, non appena essi raggiungano un fatturato di entità significativa nell'esercizio di attività di telecomunicazioni nel territorio attribuito loro in concessione. Per il momento si può in generale considerare significativo un fatturato superiore a 50 Mio di ECU. Qualora un simile obbligo costituisse un onere eccessivo per l'impresa interessata, gli Stati membri potrebbero concedere deroghe per periodi di tempo limitati, previa comunicazione alla Commissione dei motivi che giustificano ogni singola deroga.

Gli operatori interessati sono tentati ad utilizzare un sistema di contabilità dei costi adeguato, che possa essere verificato da periti contabili e che assicuri la disponibilità di dati registrati.

La separazione contabile di cui sopra deve a tal fine applicare almeno i principi enunciati nella direttiva 92/44/CEE del Consiglio, del 5 giugno 1992, sull'applicazione della fornitura di una rete aperta alle linee affittate (), modificata dalla decisione 94/439/CE della Commissione (). I servizi ibridi, costituiti da elementi che rientrano in entrambi servizi, quelli riservati e quelli in condizioni di concorrenza, dovrebbero distinguere fra i costi relativi ad ogni elemento.

(20) Qualora lo Stato membro interessato non autorizzi un sistema concorrente di distribuzione all'utenza domestica, la Commissione intende riconsiderare se la contabilità separata sia sufficiente per evitare pratiche abusive e valutare inoltre se tale abbinamento non si traduca in una limitazione della fornitura potenziate di capacità di trasmissione a scapito dei prestatori di servizi nel territorio in questione e non siano giustificati ulteriori misure.

(21) Gli Stati membri devono astenersi dall'introdurre nuove misure che abbiano per oggetto o per effetto di pregiudicare gli scopi della presente direttiva,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

La direttiva 90/388/CEE è così modificata

  1. l'articolo 1, paragrafo 1 è così modificato:
    1. il testo del quinto trattino è sostituito dal testo seguente:
      • "servizi di telecomunicazioni", i servizi che consistono totalmente o parzialmente nella trasmissione e/o nell'instradamento di segnali su una rete di telecomunicazioni;
    2. dopo l'ultimo trattino è aggiunto il testo seguente
      • "reti televisive via cavo" qualsiasi infrastruttura terrestre ammessa dallo Stato membro per la diffusione o la distribuzione di segnali radiotelevisivi al pubblico.

Le disposizioni della presente direttiva lasciano impregiudicate le norme specifiche stabilite dagli Stati membri, in conformità con il diritto comunitario, sulla distribuzione di programmi audiovisivi destinati al grande pubblico e sul contenuto di tali programmi.

  1. Nell'articolo 4, dopo il secondo comma, è inserito il testo seguente:

Inoltre gli Stati membri

  • eliminano tutte le restrizioni alla fornitura di capacità di trasmissione per mezzo di reti televisive via cavo e consentono l'impiego di reti cablate per la prestazione di servizi di telecomunicazioni diversi dai servizi di telefonia vocale
  • provvedono affinché sia autorizzata a tal fine l'interconnessione delle reti televisive via cavo con la rete pubblica di telecomunicazioni, in particolare l'interconnessione con le linee affittate, e che siano abolite le restrizioni relative all'interconnessione diretta delle reti televisive via cavo da parte dei gestori di queste ultime.

Articolo 2

Al momento dell'eliminazione delle restrizioni all'uso delle reti televisive via cavo, gli Stati membri prendono le misure necessarie per garantire la trasparenza contabile e l'assenza di discriminazioni nei casi in cui uno stesso gestore disponga del diritto esclusivo di fornire l'infrastruttura della rete pubblica di telecomunicazioni e l'infrastruttura della rete televisiva via cavo in particolare, essi devono disporre la separazione della contabilità finanziaria relativa alla fornitura di ciascuna rete e di quella relativa all'attività di fornitore di servizi di telecomunicazioni.

Inoltre, gli Stati membri provvedono affinché il gestore il quale goda del diritto esclusivo di fornire l'infrastruttura della rete televisiva via cavo in un determinato territorio, tenga una contabilità finanziaria separata in relazione alla sua attività di fornitore di capacità di rete per i servizi di telecomunicazioni non appena realizzi un fatturato superiore a 50 Mio di ECU sul mercato dei servizi di telecomunicazioni diversi dalla distribuzione di programmi radiotelevisivi nel territorio di cui trattasi. Qualora tale obbligo costituisca un onere eccessivo per l'impresa interessata, gli Stati membri possono concedere deroghe per periodi di tempo limitati, comunicandone previamente i motivi alla Commissione.

La Commissione effettuerà anteriormente al 1º gennaio 1998 una valutazione globale degli effetti, in relazione agli obiettivi della presente direttiva, della fornitura congiunta di entrambe le reti o di entrambi i servizi di cui al paragrafo 1 da parte di un unico gestore

Articolo 3

Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente direttiva, gli Stati membri trasmettono alla Commissione le informazioni atte a consentirle di accertare l'osservanza degli articoli 1 e 2 della stessa.

Articolo 4

La presente direttiva entra in vigore il 1º gennaio 1996.

Articolo 5

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Bruxelles, il 18 ottobre 1995.

Per la Commissione
Karel VAN MIERT
Membr


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